I risultati del nostro sondaggio ecologico

Il concetto stesso di sostenibilità è legato alla condivisione di un’idea comune.

Non possiamo pensare a una sostenibilità condivisa senza una visione capace di mettere d’accordo quante più persone possibile.

Ciascuno di noi ha la propria visione di come potrebbe essere un mondo sostenibile, ma sono le azioni collettive che possono realmente offrire un contributo.

L’impegno individuale deve inserirsi all’interno di un progetto comune, coinvolgente e attuabile dalla maggior parte delle persone.

Pensando a questo abbiamo proposto al pubblico un sondaggio per identificare i temi che, oggi, sono ritenuti più influenti per la costruzione di un progetto di sostenibilità.

Ci siamo rivolti ad una platea già sensibilizzata sul tema presentando il nostro sondaggio in 27 diversi gruppi Facebook che raccolgono complessivamente 112260 persone.

Non abbiamo assolutamente la pretesa di considerarla un’indagine rigorosa dal punto di vista scientifico, ma l’ampiezza della platea e la numerosità dei gruppi Facebook coinvolti ci permette comunque di trarre alcune valutazioni interessanti.

Ecco innanzitutto il sondaggio, per come lo abbiamo presentato:

Abbiamo registrato la partecipazione più significativa di alcuni gruppi rispetto ad altri, così che abbiamo raccolto più risposte in gruppi composti da poche migliaia di persone di quante ne abbiamo avute in gruppi decisamente più numerosi.

Questo è anche legato all’algoritmo di Facebook, che mostra con maggiore frequenza i contenuti pubblicati nei gruppi più attivi, indipendentemente dal numero effettivo degli iscritti.

Dati inutili quindi?

Niente affatto!

Siamo anzi convinti che i risultati non solo rappresentino la sensazione comune rispetto alle soluzioni da adottare per raggiungere un equilibrio di sostenibilità, ma troviamo anche che le indicazioni fornite rappresentino le corrette proporzioni tra le questioni oggetto del sondaggio.

In buona sostanza, quindi, ci sentiamo di affermare che i dati rappresentano ben più di una suggestione collettiva, ma la vera risposta alla domanda: come fare per vivere in modo sostenibile.

Eccoci quindi ai dati.

Abbiamo raccolto un totale di 213 risposte, ma analizzando i dati dobbiamo segnalare che, rispetto alla platea complessiva, i gruppi che hanno fornito comunque risposte contavano poco meno della metà delle persone esposte al sondaggio.

Per l’esattezza abbiamo avuto risposte da gruppi ospitanti complessivamente 49061 persone.

Oltre alle cinque possibili riposte, abbiamo voluto lasciare la possibilità agli utenti di inserire altre opzioni, così da rendere più aperto possibile il sondaggio alle inclinazioni individuali.

Tra le opzioni che sono state aggiunte liberamente dagli utenti, abbiamo avuto:

  • Ridurre i propri consumi (vedi plastica) – 5 voti
  • Incentivare l’uso di prodotti rigenerati con filiera italiana – 4 voti
  • Avere consapevolezza di come funzionano le supply chain di tutti i beni che consumiamo, perchè è il modello di consumo il problema – 2 voti
  • Utilizzare energia nucleare di ultima generazione (vedi progetto Bill Gates) – 1 voto

In termini percentuali:

  • Ridurre i propri consumi (vedi plastica) – 2,35%
  • Incentivare l’uso di prodotti rigenerati con filiera italiana – 1,88%
  • Avere consapevolezza di come funzionano le supply chain di tutti i beni che consumiamo, perché è il modello di consumo il problema – 0,94%
  • Utilizzare energia nucleare di ultima generazione (vedi progetto Bill Gates) – 0,47%

Complessivamente le risposte liberamente inserite nel sondaggio sono state quindi 12, pari al 5,63% delle risposte valide fornite.

Volendole accorpare per temi, possiamo unire le prime 3 proposte, che hanno accolto complessivamente 11 voti, pari al 5,16% sotto il tema della “riduzione dei consumi”.

I 201 voti rimanenti, cioè il 94,37% del totale ci hanno offerto, come abbiamo detto, un risultato coerente con quanto le ricerche attuali sembrano concordi nell’affermare.

Ecco quindi i risultati del sondaggio.

Il singolo comportamento individuale che può contribuire maggiormente a salvaguardare l’ambiente secondo le risposte del nostro sondaggio è “Smettere di mangiare carne con una prevalenza del 30,05%.

 

 

Si tratta di un dato sicuramente molto influenzato dai voti espressi da alcuni gruppi di ispirazione prevalentemente vegetariana e animalista, ma è certamente coerente con le ricerche più recenti sui rapporti tra inquinamento e industria dell’allevamento.

Al secondo posto del nostro sondaggio, con il 20,19% dei voti, troviamo la risposta: Utilizzare solo energia da fonti rinnovabili”.

Qualsiasi attività consuma energia, compreso scrivere e leggere questo articolo. L’energia è fondamentale a casa, nelle aziende, per i trasporti e anche nelle operazioni più virtuose dal punto di vista ambientale.

Oggi il mix energetico in Italia è ancora fortemente sbilanciato verso le fonti fossili, e il gas naturale così che l’insieme delle fonti rinnovabili sfiora appena il 36%.

La conversione alle energie rinnovabili è un processo lungo, ma mai come in questi ultimi anni sta subendo una straordinaria accelerazione.

Sicuramente impianti idroelettrici, geotermici ed eolici richiedono gradi investimenti e la ricerca di luoghi adatti. Il fotovoltaico, invece, sta vivendo una seconda età dell’oro.

Sono ormai passati gli anni in cui i costi degli impianti erano molto elevati a fronte di una resa limitata e il vantaggio economico per il privato era fortemente legato alla vendita dell’energia generosamente sovvenzionata.

Ora gli impianti più moderni sono decisamente più efficienti a fronte di costi di installazione ben più contenuti. Anche l’affidabilità nel tempo di tutte le componenti è migliorata e le politiche fiscali hanno trasformato l’impianto fotovoltaico domestico l’investimento a medio termine più redditizio che una famiglia possa fare.

Se da una parte, quindi, la possibilità di rendere fattibile e conveniente, quindi pienamente ecosostenibile, l’autoconsumo domestico di energia, dall’altra parte anche il mercato dei grandi produttori si sta muovendo in una prospettiva Green.

Esiste oggi, anche in Italia, la possibilità di usufruire, a casa come in azienda, di una fornitura di energia prodotta interamente da fonti rinnovabili.

Una bella svolta che ciascuno di noi può realizzare già da oggi stesso, senza costi aggiuntivi, senza rischi di interruzione della fornitura e senza cambiare le proprie abitudini.

Quest’ultimo aspetto, il fatto di non dover minimamente cambiare le proprie abitudini di consumo, rendono certamente questa opportunità la più condivisibile su larga scala.

Altre scelte, hanno infatti un impatto sul nostro stile di vita più radicale e non possiamo ragionevolmente aspettarci che tutti superino facilmente e rapidamente l’inerzia delle abitudini.

Consumare invece solo energia prodotta da fonti rinnovabili è semplice, immediato e senza costi. Perché non farlo subito?

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Siamo ora arrivati al terzo risultato del nostro sondaggio.

Con il 18,78% dei voti espressi, la risposta “smettere di utilizzare l’auto si presenta come una delle azioni forse più difficili da compiere per ridurre il proprio impatto ambientale.

Rinunciare all’auto è certamente un impegno importante per vari motivi. Da un lato il trasporto pubblico locale non è uniformemente efficiente sul territorio nazionale, dall’altro la viabilità urbana ancor di più extraurbana non è ancora in grado di soddisfare le esigenze generali.

E’ un dato di fatto che in alcune aree sia di fatto quasi impossibile rinunciare all’auto.

Su questo fronte sono forse le città che possono offrire maggiori opportunità. Riteniamo che non si possa affrontare questo tema con qualche chilometro di pista ciclabile, ma con una programmazione complessiva e organica.

Nel frattempo, là dove non si può rinunciare all’auto privata, le vetture elettriche rappresentano un’alternativa valida.

Il tema delle batterie non ci sfugge, l’approvvigionamento di metalli rari e lo smaltimento degli accumulatori, così come l’intero ciclo produttivo non sono a impatto zero.

Ma ci sono cambiamenti che si devono affrontare un pezzettino per volta.

Al quanto posto del nostro sondaggio ecologico, con il 17,37% dei voti, abbiamo un’azione semplice da compiere che davvero tutti noi dovremmo mettere in agenda.

“Piantare un albero” non cambierà il mondo e non renderà il nostro ambiente migliore, ma è un segno che va nella giusta direzione.

Gli alberi sono riserve di carbonio, fissano il terreno con le proprie radici, riducono il riscaldamento del terreno e l’evaporazione dell’acqua, producono ossigeno, rappresentano un habitat naturale per molte specie animali e molto altro.

 

 

Certamente piantare un albero non è l’azione più efficace che si possa fare e, anche se c’è molta enfasi sul tema, ci sentiamo di sconsigliare la pratica del lancio delle “bombe di semi”.

Questi piccoli agglomerati di terriccio e semi, lanciati per attecchire in terreni incolti, certamente offrono la possibilità di veder nascere nuova vegetazione, ma racchiudono anche un grave pericolo.

Una bomba di semi è di fatti una contaminazione biologica di un ecosistema e potrebbe portare a conseguenze dannose.

Cosa fare invece? Piantare alberi, se possibile nel proprio giardino, possibilmente scegliendo tra specie indigene e prevedendone gli sviluppi nel tempo, così da non doverli abbattere dopo qualche anno perché magari si sono avvicinati troppo alla proprietà vicina o alla strada.

Al quinto e ultimo posto del nostro sondaggio su quale singolo comportamento individuale possa portare un contributo efficace per ridurre il proprio impatto sull’ambiente, troviamo “consumare solo a alimenti a Km 0” con il 7,98% dei voti.

Il tema del commercio locale è molto importante. Entrano in gioco elementi complessi che non sempre possono essere conciliati.

Abbiamo la questione del sostegno al reddito dei piccoli produttori locali, che certamente deve essere preso in considerazione in una visione di sostenibilità ambientale ed economica e nella prospettiva di una comunità coesa.

Ma abbiamo anche la necessità di offrire approvvigionamenti costanti a una popolazione numerosa che è massimamente concentrata nelle aree urbane.

Abbiamo anche il tema dell’efficienza agricola, maggiore nell’agricoltura intensiva, che richiede anche strutture adeguatamente ampie e, quindi, la possibilità di commerciare su scala maggiore.

Abbiamo il tema della convenienza economica, fondamentale se si vuole pensare a un’opzione applicabile su larga scala.

E poi abbiamo sempre il tema dei trasporti.

E’ più efficiente il modello della grande distribuzione organizzata (GDO) o quello dei Gruppi di acquisto solidali (GAS) tanto per mettere a confronto due sistemi agli antipodi?

Conclusioni:

 

Abbiamo tentato di presentare a un pubblico già sensibile una rosa di opzioni sulle quali esprimere la propria idea di impegno.

Abbiamo ottenuto alcune risposte attese che ci confortano sulla reale percezione del problema ambientale, della sostenibilità ecologica, intergenerazionale ed economica e crediamo che sia in atto un cambiamento importante nella direzione di una presa di coscienza.

La comunicazione e l’impegno sono importanti, ma non bastano: sono necessarie azioni concrete, possibilmente di ampio respiro e durature.

I piccoli gesti quotidiani, purtroppo, offrono grandi benefici alle nostre coscienze, ma portano pochi risultati reali all’ambiente.

Servono azioni concrete e consistenti, azioni non reversibili, prima che sia il problema ecologico a non essere più reversibile.

 

E’ arrivato il momento di attivarci, ciascuno per come può.

Noi crediamo fortemente che il tema dell’energia sia quello su cui sia più facile ottenere un cambiamento dalle grandi masse, perché non altera nessuna abitudine di consumo, pur offrendo un vantaggio reale e generale.

Se anche tu credi che sia arrivato il momento di fare qualcosa di concreto, fai la tua scelta e attivati ora!

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